Biagio Assereto

Biagio Assereto

comandante della flotta della Repubblica Genovese nella vittoriosa battaglia di Ponza – agosto 1435

Di seguito il resoconto della battaglia: Ai primi del mese è inviato in soccorso di Gaeta (dove si trova assediato Francesco Spinola) al comando di 12 grandi galeoni, uno piccolo e 3 galee sulle quali sono imbarcati non più di 2400 uomini. Sulla capitana si imbarca Eliano Spinola….La flotta nemica è, invece, composta di 14 caracche e di 11 galee ed una fusta con 6000 armati. La flotta genovese avvista gli avversari al largo di Terracina. L’Assereto non cerca lo scontro proponendosi solamente di rifornire di vettovaglie i difensori di Gaeta. Rifiuta di trattare con il re Alfonso d’Aragona che vorrebbe farlo allontanare dietro la promessa di lasciare liberi i difensori alla sua conquista della città. Il combattimento avviene presso l’isola di Ponza e dura dieci ore. La squadra genovese si schiera in linea di fronte; in modo analogo si comporta quella aragonese, almeno inizialmente. L’armata avversaria si avventa contro le navi genovesi scompaginandone la formazione. La capitana aragonese, la “Magnana”, si batte con la capitana genovese; nel contempo, quest’ultima viene attaccata da un’altra nave a sinistra, da poppa è assalita da una terza, a prua da una quarta. All’inizio dello scontro, secondo le disposizioni dell’ Assereto, 3 galeoni si allontanano come per darsi alla fuga, spariscono dietro Ponza per piombare, in un secondo momento, inattesi sugli avversari. I genovesi si gettano all’arrembaggio; giungono i 3 galeoni di riserva che puntano tutti sulla capitana di Alfonso d’Aragona. Il re d’Aragona è costretto a scendere sotto coperta a causa delle frecce che piovono dai genovesi. Il re di Navarra si arrende a Galeotto Lomellino ed il suo esempio è seguito da altri. Alla fine anche il sovrano aragonese deve cedere, specie dopo che l’Assereto ha fatto aprire a colpi d’ascia la coperta per crivellare di colpi i difensori rifugiativi. Sono catturati il re Alfonso d’Aragona (nelle mani di Giacomo Giustinian), l’infante di Aragona Enrico, il re Giovanni di Navarra, il gran maestro dell’ordine di San Giacomo, il duca di Sessa Giovanni Antonio Marzano, il principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo, Giosia Acquaviva, Menicuccio dell’Aquila, il viceré di Sicilia Niccolò Speciale, il conte di Fondi Antonio Gaetani, Francesco Pandone, il conte di Castro Diego Gomez di Sandoval, i fratellastri Fernando di Guevara ed Ignazio d’Avalos, Vidal de Blana, già governatore di Velencia ed altri 100 nobili. Si salva solo il fratello del re Pietro d’Aragona, che riesce a calare da una fune per raggiungere una galea con la quale ripara in Sicilia. Delle galee nemiche 9 sono catturate, una è data alle fiamme, una è affondata e solo 2 riescono a salvarsi dalla cattura. I morti sono 600 tra gli aragonesi e 90 tra i genovesi. 5000 uomini, catturati in combattimento, sono rilasciati a Gaeta, disarmati, senza il pagamento di alcuna taglia. Dopo un rapido tentativo di occupare Ischia, la flotta ritorna a Genova. In coda naviga la capitana di Biagio Assereto con a bordo i prigionieri di rango. …Un ricchissimo bottino viene sbarcato in città ove si fanno in continuazione per tre giorni solenni processioni. Un palio è dedicato alla chiesa di San Domenico (il giorno del santo in cui si è verificata la vittoria); si decide pure di onorare annualmente la vittoria con solenni cerimonie. Nell’occasione i più famosi umanisti dell’epoca, come Ciriaco Anconitano, l’Astesano, il Filelfo ed il Vegio, conosciuti da Biagio Assereto alla corte milanese, gli indirizzano le loro lodi. Tra tutti emerge un carme latino di Enea Silvio Piccolomini (il futuro Pio II).