Il Porto, dalle origini ai giorni nostri.

Cartina del Vinzoni

Il Porto, dalle origini ai giorni nostri.

La storia dell’approdo di Rapallo è una parabola affascinante in cui la morfologia del territorio, il rischio idrogeologico e la spinta verso il turismo internazionale si sono intrecciati per quasi due secoli.

1. Le origini e le difese del primo approdo

Storicamente, Rapallo non disponeva di un porto naturale chiuso come la vicina Portofino o la baia di Santa Margherita. La spiaggia naturale che iniziava dalle Saline e si estendeva oltre il Boate, serviva da approdo per i leudi, i bastimenti mercantili e le imbarcazioni da pesca, tirate a secca sull’arenile.

La presenza di tre corsi d’acqua (il San Francesco, il Boate e il Tuia) e la totale esposizione ai venti e alle mareggiate di scirocco e libeccio rendevano la baia estremamente vulnerabile. Per difendere le imbarcazioni e le infrastrutture costiere, già in epoca moderna venne avviata la costruzione del primo nucleo del molo di sottoflutto (l’area dell’attuale Molo Langano), a ponente della baia, sfruttando i rilievi naturali della punta per offrire un ridosso minimo.

2. La grande svolta ottocentesca: la deviazione del Boate

Fino ai primi anni dell’Ottocento, il fiume Boate (all’epoca noto anche come Bogo o Boato) sfociava proprio di fianco al nuovo molo (pensiamo al Ponte Annibale!!). Questa configurazione causava due enormi problemi:

  • Interramento della baia:Durante le piene, il torrente trasportava enormi quantità di detriti, ghiaia e limo che si depositavano sul fondale, rendendo lo specchio d’acqua sempre meno profondo e poco praticabile per la navigazione.
  • Inondazioni frequenti:Il borgo di Rapallo subiva continue ed esondazioni disastrose quando le mareggiate bloccavano il deflusso delle acque fluviali alla foce.

Nel 1812, sotto l’amministrazione napoleonica e la spinta delle maestranze locali, venne approvato ed eseguito il monumentale intervento dideviazione del corso del Boate. Il fiume venne canalizzato e deviato verso i confini dell’allora centro storico. Questa imponente opera idraulica rese più sicura la piana di Rapallo, evitò l’insabbiamento del porto storico e pose le basi per il futuro sviluppo urbanistico e turistico della Marina.

3. Il toponimo “Langano”

Langano affonda le sue radici nella storia marittima e nella lingua ligure del territorio. Il molo e la punta di ponente vennero chiamati così per due motivi strettamente legati tra loro:

  1. Il termine dialettale l’angano (l’anagano / l’angheno): Nel dialetto ligure e nell’antico gergo marinaresco locale, l’àngano (o àngheno) indicava l’argano o il verricello a palo che veniva piantato sulla roccia o sulla banchina. Trattandosi dell’unico riparo naturale prima della costruzione delle dighe moderne, era proprio su quella scogliera a ponente che i marinai allestivano gli argani per tirare a secca le imbarcazioni, alzaie e bastimenti quando le mareggiate di scirocco o libeccio rendevano pericolosa la sosta in acqua.
  2. La conformazione topografica (l’«angolo» o gomito di ridosso): L’area formava una rientranza ad angolo della costa (angulus in latino, da cui deriva la radice per indicare un’ansa o una baia riparata). La punta del Langano rappresentava la naturale “svolta” che offriva il primo vero ridosso dai venti di traverso per chi entrava nel golfo di Rapallo.

Per metonimia, il nome dello strumento principale di alaggio (l’argano) e la zona in cui sorgeva finirono per identificare l’intera punta e, successivamente, il Molo Langano (oggi noto anche come Molo Umberto I o porto pubblico).

4. L’Ottocento e il primo Novecento: l’allungamento del molo

Con il corso del fiume stabilizzato e la nascita di Rapallo come destinazione turistica d’élite a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aumentò l’esigenza di un porto vero e proprio in grado di garantire sicurezza alle imbarcazioni da diporto e ai piroscafi di linea.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si procedette a progressivi interventi di consolidamento e allungamento del molo di ponente. La scogliera venne rinforzata e prolungata verso il centro della baia per smorzare l’energia delle onde provenienti dal largo. Questo consentì di separare la zona commerciale e alieutica dal primo traffico diportistico, ma la capienza e il ridosso risultavano ancora insufficienti per accogliere il crescente turismo nautico del dopoguerra.

5. Il 1974 e il “Porto Carlo Riva”: la nascita del primo porto privato d’Italia

Negli anni ’60, Rapallo era ormai una delle capitali dellaDolce Vitain Riviera, frequentata dal jet-set internazionale. L’ingegner Carlo Riva, celebre pioniere della nautica mondiale e creatore degli iconici motoscafi in legno, ebbe l’intuizione di realizzare una marina moderna, capace di offrire standard qualitativi fino ad allora inediti in Italia.

I passaggi chiave della nascita del porto moderno:

  • La concessione:Nel 1971 venne firmata la concessione demaniale per la costruzione dell’infrastruttura.
  • I lavori d’ingegneria:Venne progettata ed edificata un’imponente diga foranea banchinata a protezione del bacino, integrata da una struttura di pontili fissi e galleggianti di alto livello tecnologico e architettonico.
  • L’inaugurazione:Nel 1975 (dopo il completamento dei lavori avviati nel 1972-1974) venne inaugurato ufficialmente il Porto Internazionale Carlo Riva, il primo porto turistico privato d’Italia.

La nuova infrastruttura trasformò Rapallo in tutti i sensi: per i fautori dell’opera in un punto di riferimento per il diportismo mondiale; per quelli invece un po’ più attenti al territorio in una colata di cemento che ha rovinato la bellezza e l’unicità del golfo.